E-health e salute: situazione italiana e possibili traiettorie evolutive

Pubblicato da il 17 settembre 2014 nella categoria News

Secondo un report delle Nazioni Unite l’invecchiamento della popolazione in questo XXI° secolo non ha precedenti.

La popolazione anziana sta crescendo a un ritmo molto più veloce di quella totale. In termini assoluti, il numero di persone anziane è triplicato negli ultimi 50 anni e nei prossimi 50 anni triplicherà di nuovo.

In termini relativi, la percentuale di anziani è destinata a raddoppiare in tutto il mondo nel prossimo mezzo secolo. Tuttavia, esistono notevoli differenze tra i vari paesi. Anche se le percentuali più elevate di persone anziane si trovano nelle regioni più sviluppate, il loro numero sta crescendo molto più rapidamente nelle regioni meno sviluppate.
Di conseguenza, la popolazione anziana sarà sempre più concentrata nelle regioni meno sviluppate.

L’equilibrio tra giovani e vecchi si sta spostando in tutto il mondo: nelle aree sviluppate la proporzione tra anziani e giovani raddoppierà nei prossimi 50 anni (a favore dei primi).

L’aumento di questo rapporto indica una situazione in cui un numero crescente di potenziali beneficiari dei fondi sanitari e pensionistici (soprattutto quelli di età compresa tra 65 e oltre) sono supportati da un numero relativamente piccolo di potenziali contributori (quelli in età economicamente attiva, tra 15 e 64 anni).
Questa tendenza porta a imporre requisiti più pesanti sulla popolazione in età lavorativa (sotto forma di maggiori imposte e altri contributi), al fine di mantenere un flusso stabile di benefici ai più anziani.

Come riportano le note conclusive del report:
The challenge for the future is “to ensure that people everywhere will be enabled to age with security and dignity and continue to participate in their societies as citizens with full rights”.
At the same time, “the rights of older persons should not be incompatible with those of other age groups, and the reciprocal relationships between the generations must be nurtured and encouraged”
.

Quindi la sfida per il futuro è garantire che tutte le persone invecchino con sicurezza e dignità, partecipando alla società come cittadini con pieni diritti. Allo stesso tempo i diritti delle persone anziane non devono essere incompatibili con quelli delle altre persone e le relazioni tra generazioni diverse devono essere incoraggiate.

La salute e la rivoluzione tecnologica odierna

L’invecchiamento non è l’unico problema, perché con esso arrivano malattie e problemi di salute, la maggior parte cronici. Questi problemi derivano in particolare da cattive abitudini o stili di vita errati. Alcuni esempi sono diabete, obesità e malattie cardiovascolari.

Altri problemi come artrite, Alzheimer, cancro e depressione sono causati anche da scelte di vita sbagliate. La questione è: chi si prenderà cura di queste persone, aiutandole nei momenti di difficoltà? Ce la faranno i sistemi sanitari nazionali a reggere questo ritmo?

Le buone notizie sono:
– molte di queste malattie sono prevenibili e gestibili con un cambiamento nello stile di vita
– questo cambiamento è “patient-driven”, ovvero sono proprio le persone che possono farsi carico di questa “rivoluzione”

Considerando che oggi le persone sono abbastanza avvezze alla tecnologia, è possibile sfruttare questa “conoscenza” per metterla a disposizione e “prevenire” nella maggior parte dei casi legati ai problemi di salute?

La risposta è positiva e a tendere questo cambiamento potrebbe cambiare radicalmente l’approccio delle persone alla propria salute e all’attenzione verso piccoli segnali del nostro corpo che nella maggior parte dei casi vengono sottovalutati.

Introduciamo il concetto di “E-health”

A questo punto possiamo introdurre un concetto interessante, l’E-health, che come riporta Wikipedia riguarda “la pratica della salute attraverso il supporto di strumenti informatici, personale specializzato e tecniche di comunicazione medico-paziente. L’e-health è quindi il complesso delle risorse, soluzioni e tecnologie informatiche di rete applicate alla salute ed alla sanità”.

Queste pratiche con il tempo stanno dimostrando di funzionare, se aiutate da fattori quali:

  • contesto sociale (contatti e relazioni, interazioni tra persone)
  • autogestione dei risultati e dei valori da parte delle persone (vedi semplicità di lettura/utilizzo)
  • condivisione delle informazioni in ottica di miglioramento continuo (sia individuale che di gruppo)
  • usabilità ed estetica dei device/sensori
  • architettura dell’informazione

Le dimensioni fondamentali per quanto riguarda l’e-health sono quattro:

  • l’offerta di servizi e-health
  • l’utilizzo di servizi e-health
  • la rete e-health (ovvero infrastruttura tecnica e apparato informatico necessari per l’erogazione dei servizi)
  • il know-how tecnologico del personale (ovvero la diffusione di una cultura digitale tra gli operatori ed il personale sanitario)

In Italia la situazione è ad uno stadio iniziale, frammentato, che porta pochi benefici se non a livello locale (vicino le realtà più innovative).

E-health in Italia

E-health e salute: situazione italiana e possibili traiettorie evolutive

E-health: la situazione in Italia

> In questo paragrafo vengono riportati i risultati dello studio E-health in Italia: un modello di valutazione, a cura di Claudio Di Carlo e Elisabetta Santarelli

La distribuzione delle aziende sanitarie è abbastanza omogenea all’interno delle 5 grandi aree geografiche (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole). Alcune regioni non sono abbastanza rappresentate (la Puglia presenta una sola ASL), mentre altre sono del tutto assenti (Basilicata, Molise, Valle d’Aosta e Marche).

  • Una prima analisi dei dati mostra che tutti gli indicatori vanno nella stessa direzione, cioè a valori elevati di offerta corrispondono valori alti di utilizzo, di rete e di formazione e viceversa. Un valore alto dell’indice complessivo eHealth è generato da una elevata offerta di servizi ICT in un contesto territoriale di effetto rete elevato delle aziende e di adeguata conoscenza digitale del personale sanitario, dove vengono erogati servizi integrati facilmente accessibili ed utilizzabili dai cittadini-pazienti.
  • Il Nord Est presenta le perfomance migliori rispetto a tutti gli indicatori, subito dopo si posiziona il Nord Ovest, mentre il Centro, Sud e le Isole seguono con un certo distacco. Gli indicatori di sanità elettronica per area geografica sembrano seguire quello che è il livello dello sviluppo infrastrutturale, tecnologico ed economico del paese.
  • Le regioni con il più alto valore dell’indice totale di e-health sono l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige, la Liguria e il Veneto, mentre quelle con i più bassi livelli di innovazione sono la Calabria e la Campania. L’Abruzzo è un’eccezione della sua area geografica, presentando valori simili alle regioni del Nord Est.
  • Le regioni del Centro Nord sembrano avere adottato con maggior incisività politiche di sanità elettronica con piani orientati all’integrazione dei servizi erogati dalle singole aziende sanitarie locali, e con campagne di sensibilizzazione e di diffusione di una cultura digitale tra gli operatori del settore e tra i cittadini.

Il quadro che si evince dallo studio è chiaro e non fa altro che sottolineare i grandi limiti del nostro paese quando si parla di innovazione, tecnologia e cultura.
Se da un lato viaggiamo a due, se non tre velocità, dall’altro abbiamo dei centri molto specializzati che offrono servizi all’avanguardia e sono il fiore all’occhiello della nostra sanità.

Manca sempre l’effetto rete, manca la visione proiettata al futuro, mancano gli investimenti adatti e soprattutto il know-how non rimane sul nostro territorio (le menti più brillanti vengono attratte da situazioni molto diverse presenti a livello internazionale).

Se all’interno delle strutture sanitarie non si riescono ad introdurre cambiamenti con impatto basso o minimo, come si può pensare di integrare ad esempio le tecnologie indossabili?

Quali i problemi/limiti per lo sviluppo dell’e-health in Italia?

Come si legge nelle conclusioni del documento di Di Carlo e Santarelli, “un impulso alla crescita del livello complessivo di e-Health e allo sviluppo della sanità digitale può avvenire attraverso diversi meccanismi: razionalizzando l’offerta dei servizi ICT, aumentando l’effetto rete, incentivando l’utilizzo di internet (ad esempio per la prenotazione e per il pagamento delle visite, per il ritiro dei referti in formato digitale invece del cartaceo) e incrementando i sistemi avanzati di telemedicina quali, ad esempio, il teleconsulto tra una struttura remota e un centro specializzato”.

E ancora “… politiche comuni e condivise di adozione di strumenti ICT e soluzioni di tipo “e- health“, se combinate con opportuni cambiamenti organizzativi e con l’acquisizione di nuovi skills, producono risparmi ed aumenti di produttività (riduzione degli errori medici, attenuazione delle cure non necessarie, diminuzione delle file d’attesa, riduzione materiale cartaceo) che possono incidere positivamente sui bilanci sempre più esigui delle regioni. Investire nelle tecnologie ICT nella sanità, inoltre, costituisce un notevole beneficio per l’economia e per la produttività di un paese attraverso incentivi all’occupazione e la creazione di nuovi posti di lavoro”.

Lo sviluppo deve essere pianificato, con unità d’intenti tra Sistema Sanitario Nazionale, mondo della politica, ecosistemi locali d’eccellenza, personale (medici, esperti, operatori professionisti).

I problemi noti sono:
– privacy
– cultura
– barriere all’ingresso (lobby)
– spreco di risorse

Non cogliere le opportunità (soprattutto quelle offerte dalla tecnologia) è il grande difetto del nostro paese. Riusciremo a perdere anche il treno legato all’adozione di tecnologie web per l’erogazione di servizi innovativi a valore aggiunto per il cittadino che garantiscano minor spreco di risorse e una migliore qualità della vita?

Riflessioni finali sull’E-health

Tra minacce ed opportunità legate al ruolo delle nuove tecnologie in ambito salute/sanità, l’Italia rimane sempre al palo.

Nel post dedicato a Il ruolo delle tecnologie indossabili con l’avanzare dell’età delle persone abbiamo raccontato quali i possibili scenari in un mondo che investe e crede ai vantaggi derivanti dall’utilizzo concreto delle nuove tecnologie nel settore health.

Dagli ospedali che si apprestano a diventare paperless al fascicolo sanitario elettronico, passando per la condivisione dei dati tra diverse strutture/aree fino ad arrivare a indicatori di performance condivisi tra le varie nazioni.

“L’e-health rappresenta un vero e proprio paradigma di innovazione a cui contribuiscono diverse discipline (l’informatica, la medicina, l’economia aziendale e la statistica) il cui sviluppo non può essere pianificato senza un’adeguata e puntuale conoscenza del fenomeno”. (Di Carlo – Santarelli)

In tutto questo le wearable technologies stanno rivestendo un ruolo molto importante per quanto riguarda la possibilità data ai pazienti di controllare a distanza i parametri vitali e avere un filo diretto con il proprio medico di fiducia o struttura che ne segue la cura.
Queste tecnologie sono giustamente alla fine di una filiera di innovazioni che prevede domanda e offerta di servizi ai cittadini, delle infrastrutture tecniche ed informatiche adatte e soprattutto la diffusione di una cultura digitale tra tutti gli operatori coinvolti.

La mole di dati generata (divisibile in dati utili e altri a basso valore), se aggregata, genera conoscenza e know-how condivisibile con altre strutture che viaggiano con lo stesso livello di innovazione.

E questo permette di mettere sul tavolo vantaggi per tutti gli attori presenti e coinvolti nel processo, dai sistemi sanitari all’economia dei paesi, passando per cittadini e aziende che investiranno nuove risorse cercando forza lavoro specializzata e non.

L’era della gestione elettronica dei dati dei pazienti e la conseguente attenzione a tutte le dinamiche conseguenti (gestione anche da remoto, cura dei sintomi in real-time, analisi e condivisione dei dati, creazione database open source, ecc) è cominciata e ci sono realtà molto avanti nella sperimentazione.

Continueremo ad approfondire il discorso e nel prossimo post vi parleremo di “Patient Empowerment”.