Wearable technology e imprenditoria italiana: Studio e infografica

Pubblicato da il 5 febbraio 2014 nella categoria Osservatorio

Il 2014 è l’anno di affermazione delle tecnologie indossabili sul mercato.

I più grandi brand hanno iniziato lo sviluppo, oppure già offrono sul mercato, dispositivi wearable che consentono di aumentare l’esperienza d’uso di un prodotto o servizio attraverso la connessione tra persone, servizi, tecnologie e brand.

Basti pensare-solo per citarne alcuni- a prodotti quali i Google Glass, il Fuelband di Nike che si prefigge lo scopo di monitorare i passi e le calorie consumate da chi lo indossa,  il braccialetto UP di Jawbone e lo Shine di Misfit, due sistemi di monitoraggio interfacciabili con gli smartphone, che uniscono la loro capacità di acquisire i dati biometrici dell’utente con un design ispirato al fashion che ne favorisce l’indossabilità in tutte le situazioni quotidiane.

Una recente ricerca pubblicata da Business Insider evidenzia come a partire dal 2013 il mercato abbia conosciuto importanti margini di crescita, spinta in alto dall’interesse di un numero sempre maggiore di investitori.

Questo sviluppo è legato a tre istanze tra loro fortemente correlate:

● la crescita delle vendite dei dispositivi indossabili;
● La crescita degli investimenti in startup e aziende che producono dispositivi, sensori e
piattaforme correlate alle tecnologie indossabili;
● Lo sviluppo di un mercato dei servizi a valore aggiunto, sia business che consumer, legati all’utilizzo dei dati generati da questi dispositivi.

I dati di IMS Research evidenziano che le vendite dei wearable passeranno dai 14 milioni di dispositivi venduti nel 2011 ai 171 milioni di unità vendute nel 2016. E ancora, ABI Research afferma che si arriverà a 485 milioni di unità vendute entro il 2018. La loro affermazione sul mercato è strettamente legata all’ideazione di strumenti e applicazioni capaci di creare un nuovo rapporto dell’utente con il proprio corpo e con ciò che lo circonda; questo può aprire nuovi mercati e opportunità di relazione tra brand e individui.

Già da tempo siamo impegnati sul fronte delle applicazioni e delle tecnologie indossabili (Wearable technology), e questo ci spinge a tenere sempre alta l’attenzione su questo innovativo fenomeno. Questa volta, in particolare, abbiamo svolto una ricerca sull’ ecosistema wearable in Italia e i risultati che abbiamo ricavato sono molto interessanti.

Nel nostro Paese le tecnologie indossabili trovano applicazione in primo luogo nel settore medicale, con il 47% di aziende italiane già coinvolte in questo business.

I dispositivi indossabili sviluppati in questo ambito spaziano dal calzino hi-tech per la prevenzione e cura dei malati diabetici all’esoscheletro studiato come supporto agli anziani per lo svolgimento delle piccole faccende quotidiane e per aumentare la capacità di deambulazione degli arti inferiori, fino alle tutine per i bambini nati prematuramente e alle magliette che consentono di monitorare a distanza i bambini affetti da aritmia cardiaca.

E’ interessante notare come l’industria wearable italiana non abbia nulla da invidiare a quella d’oltreoceano. In particolare l’utilizzo dei dispositivi indossabili biomedicali può rivelarsi una opportunità interessante per il servizio sanitario nazionale. Questo, infatti, può sviluppare servizi di monitoraggio a distanza dello stato di salute di particolari categorie di soggetti assistiti.

L’industria wearable italiana, tuttavia, non si ferma solo al settore medico ma cavalca anche il mondo del wellness e del fitness (35%) , del gaming (6%), della sicurezza (6%) e della domotica (6%).

Un altro aspetto che abbiamo indagato nella nostra ricerca è relativo alla forma societaria delle aziende impegnate nello sviluppo delle tecnologie indossabili; abbiamo scoperto che la maggior parte di loro sono attualmente costituite come SRL.

Il motivo principale per il quale le startup occupano solo il secondo posto di questa classifica deriva dalla presenza di forti barriere all’ ingresso in questo settore di business, legate in particolare a due fattori:

–          La necessità di dover effettuare importanti investimenti in tecnologie hardware;

–          L’acquisizione di competenze trasversali rispetto al tradizionale core-business tecnologico.

Interessante, anche, notare la collocazione geografica delle aziende che sviluppano prodotti wearable nel nostro Paese: le regioni che ospitano incubatori d’impresa tendono ad avere un peso maggiore rispetto alle altre in questo scacchiere tecnologico. In particolare, il 20% di esse si trova in Piemonte, grazie anche alla presenza dell’ incubatore I3P di Torino, all’ interno del quale si sono sviluppate alcune di queste realtà,  seguito dalla Sardegna (15%) e da Toscana, Sicilia, Lombardia, Lazio, Friuli Venezia Giulia, con un 10% in ognuna di queste regioni.

E’ evidente che lo sviluppo delle tecnologie indossabili contribuisce, anche in Italia, allo sviluppo della Internet of things. La capacità di connettere tra loro persone, oggetti, servizi e brand sarà il focus principale per lo sviluppo delle attività di business del prossimo futuro. E noi di Iquii ci stiamo già lavorando.

Osservatorio Wearable Italia